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Tiè

Cara Nina,

scusami se ti scomodo per questioni piccine picciò, ma stamattina mi ci stavi proprio bene.

Ciao ciao con la manina a chi abusa del mio tempo, dando per scontato che siamo ancora nel medioevo, e che nello stato italiano valgano ancora i diritti feudali. Ciao ciao all’arroganza come modalità di default di chi dovrebbe insegnarti un mestiere, e invece ti insegna solo a ingoiare rospi pelosi. Ché poi io mica ho un brutto rapporto, coi rospi pelosi eh, giusto per precisare. Ciao alle cose fatte di corsa perché l’incapacità è mia, l’immaturità è mia, l’inaffidabilità è mia – mentre la collaborazione di un dipendente per la superfiera intergalattica della madonna, intanto, ti è costata 1,75€ l’ora.

Ognuno per la sua strada, è giusto così. Doveroso, aggiungo.

Ah – quell’augurio di buona fortuna, mettitelo laddove non batte il sole, fammi almeno quest’ultima cortesia.

Buongiorno, mondo.

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Prospettiva tipografica, Rozzano, AD MMXVII.

 

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Nano nano – la risposta

Cara segretaria assistente del Fantadirettore,

mi farebbe molto piacere partecipare a un lavoro “dietro le quinte” per farmi un po’ di esperienza e poter partecipare attivamente.

Purtroppo però, facendo un conto dei costi/benefici, a 37 anni non posso permettermi di dedicare due giorni alla settimana da qui a ottobre (e oltre, suppongo), spendendo almeno 500€ solo di costi vivi (trasporti, escluso pranzo) per fare un’esperienza professonalizzante, seppur molto allettante. Probabilmente, se avessi 10 anni di meno e abitassi nella città del Fantacentro avrei accettato senza indugi.

Devo però confessare che mi è molto dispiaciuto che il Fantacentro per la Fantarte contemporanea ricerchi figure a tutti gli effetti professionali (segreteria, rassegna stampa, ricerca, crowdfunding) nell’ambito del volontariato, e non in quello lavorativo: un conto è avere collaborazioni volontarie per tre giornate durante un evento; un altro mettere insieme una vera e propria squadra di lavoro per avere un fondamentale aiuto nell’organizzazione di una prossima riapertura.

Se, come immagino, per forza di cose dobbiate intraprendere una scelta del genere, il mio consiglio – per quello che possa contare – è quello di percorrere un’altra via: ad esempio quella dei tirocini convenzionati con l’Università (di fatto a “costo zero”), o con il programma GiovaniSì. Credo sinceramente che il FantaCentro ne guadagnerebbe in termini di serietà.

Detto questo, desidero ringraziarvi per l’opportunità che mi avete offerto – spero comunque che avremo altre occasioni di incontro e collaborazione, anche con l’Associazione APartedischerzi.

In bocca al lupo per i prossimi mesi, allora.

 

p.s: PUPPA. [omissis pro decentia]

 

 

 

Hàu tu

Ci estingueremo presto. Molto presto.

Per qualsiasi cosa è disponibile una guida: tutorial, coach, influencer, incontri one-to-one, convegni, seminari.

Mi è stato chiesto, per esempio, di partecipare a un pomeriggio nella mia facoltà per un incontro tra ex studenti e laureandi, per esporre e confrontarsi su metodologie di lavoro, errori e consigli su come affrontare la tesi. Il che mi fa abbastanza ridere, visto che ci ho messo i miei buoni anni, sprecando tempo ed energie – ma ormai è andata.
Mi sembra la stessa dinamica dei corsi pre-parto: tutto un gran discutere sul prima, e un reticente e oscuro silenzio sul dopo.
Invece bisognerebbe, analogamente, insistere sul dopo a cui nessun giovane studente universitario (eccetto quelli lavoratori o che sono già avviati in progetti lavorativi tramite tesi e quant’altro) è davvero preparato: il vuoto che ti attende.
Oppure, per continuare la metafora ostetrica, ai pianti, all’allattamento, alla depressione post partum, ai consigli non richiesti e al lavaggio di cervello che gente sconosciuta si permetterà di farti.
Esiste una miriade di persone che hanno fatto di queste “istruzioni per qualsiasi cosa” il proprio lavoro – col risultato di continuare a portare avanti gente pagante che non sa che pesci pigliare, o prendersi il rischio di una sola decisione nella propria vita. E no, io non credo che tutto ciò possa portare a uno stimolo – se hai bisogno di essere stimolato devi cercare. Se ti fa fatica, se vuoi la strada breve, se non ti va di cercare: datti pace. Torna alla tua pagina facebook, ai gattyni, a quello che diavolo ti pare ma non farti grande dei corsi di autostima del cazzo con cui nascondi la tue insicurezze.
Ognuno ha i suoi percorsi, e ognuno ha il diritto di fare quello che più gli va, di lottare per quello in cui crede, e di farsi gli affari propri.

Arrangiatevi. Muovetevi. Cercate.
E non fidatevi degli Steve Jobs di turno – se siete intelligenti.
Darwinismo sociale, il mio?
No, affatto: solo buonsenso – mi piace pensare.

 

Ah, sì. Fanno 10 euro, grazie.

Ché poi

ormai, me lo sono segnato da tutte le parti. E, giuro: mi sto applicando con tutta la volontà che possiedo (e ce n’ho in gran quantità).

Me lo dice la Giovanna, che mi vuole bene. Me lo dicono le mail e gli sms (sì, uso ancora gli sms) che non arrivano da amici che continuano a non rispondere. Me lo dice il comportamento di una cara amica, con cui ultimamente non va molto bene. Me lo dice anche il mio ragazzo, che non parla mai. Me lo dice pure il gatto, o poco ci manca.

Ma il fatto è che non sono fatta così – e dovermelo imparare a memoria (e, soprattutto, sforzarmi di metterlo in pratica) mi è molto difficile. Difficile, difficile, difficile.

La soluzione al quesito è?

Semplicemente: mi devo fare i cazzi miei.

(ora lo vado a scrivere sulla lavagna almeno cento volte, scusate)

La vita è un fulmine

E insomma, menomale che a Natale siamo tutti più buoni. Ché io ho capito che siamo tutti sulla stessa barca, una mano leva l’altra, meglio a te che a me, mors tua mortacci mia.

Però, però.

Però non fare il mio nome per un possibile lavoro che tanto non vuoi fare e non farai, chiamarmi solo perché vuoi vedere una casa in cui io non andrò a stare (e te l’ho detto io, pensa un po’), fare un colloquio su mia proposta e richiamare la responsabile di turno prima del tempo concordato, eh. Oh. EH.

Segnata sul quadernino dei vuoti a rendere. Quando mi sarà passato l’attacco di bile magari ne riparliamo eh?

Segna, segna.

Dai nemici mi guardi Iddio. Mo’ so ccazzi.

 

 

 

le vite degli altri, negli altri

IMG_0118.JPGNel posto dove mi trovo alla gente, per strada, se chiedi dove comprare le sigarette rispondono che non lo sanno – ma poi tirano fuori un pacchetto, e te ne offrono una. Dopo che l’hai fumata, cercando ancora un tabacchi ché di domenica sono chiusi, alla tua domanda rispondono che dev’esser per di là, buona domenica e buona settimana. Pas de quoi.

Nel posto dove sono, le gatte si chiamano Molla e Mélo, ma si pronuncia alla franscèse, quindi diventa tutto molto chic.

Nel posto dove sono, che è abbastanza lontano, mi catapulto improvvisamente in un ospedale, accanto a un letto da cui si vede un bel muro e un po’ di cielo. Poi arriverà il tempo della guarigione, o della ripresa, dove le domande si fanno finalmente senza punti interrogativi, e le risposte filano. Buona la prima, caro. Ci rivedremo – magari verrai a trovarmi proprio qua.

(sì, hai letto bene: ho scritto trovarmi)

Nel posto dove sono si sente la mancanza, ma tanto c’è la pioggia, a casa ti aspetta un brodo caldo di gallina, e una tisana che io non so cosa c’è dentro, ma poi dormi come un bambino. Una casa da cui non vorresti uscire mai.

Nel posto dove sono i librai aperti di domenica ti dicono “Vouz parlez un merveilleux français, où est-ce que vous l’avez appris?” e tu rispondi “… à l’école, tout simplement. Peut etre que dans ma vie précedente j’étais francophone?” – e non nascondi il tuo sorriso, lusingata da un distinto e discreto sessantenne.

Nel posto dove sono, è certo che ci tornerò – forse anche per prendermi quel bacio da sempre evocato e mai avvenuto, che dici. O forse lo lasceremo lì, ché sta bene.

Dal posto dove sono, vorrei sentirti – ma ancora i tuoi fantasmi e le mie maleparate ti tengono lontano. E lontano sia.

Poi mi scrive Julian, che è in Turchia e mi saluta da non so nemmeno io dove, ma il pensiero arriva lo stesso, ed è molto meglio del brodo di gallina.

E poi arriva l’ora di dormire, e ancora cinque minuti, e com’è comoda l’amaca, e aspetta ancora un momento – e che buon profumo che hai. Non avrei mai pensato di poterlo pensare, e invece, guarda qua.