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Tiè

Cara Nina,

scusami se ti scomodo per questioni piccine picciò, ma stamattina mi ci stavi proprio bene.

Ciao ciao con la manina a chi abusa del mio tempo, dando per scontato che siamo ancora nel medioevo, e che nello stato italiano valgano ancora i diritti feudali. Ciao ciao all’arroganza come modalità di default di chi dovrebbe insegnarti un mestiere, e invece ti insegna solo a ingoiare rospi pelosi. Ché poi io mica ho un brutto rapporto, coi rospi pelosi eh, giusto per precisare. Ciao alle cose fatte di corsa perché l’incapacità è mia, l’immaturità è mia, l’inaffidabilità è mia – mentre la collaborazione di un dipendente per la superfiera intergalattica della madonna, intanto, ti è costata 1,75€ l’ora.

Ognuno per la sua strada, è giusto così. Doveroso, aggiungo.

Ah – quell’augurio di buona fortuna, mettitelo laddove non batte il sole, fammi almeno quest’ultima cortesia.

Buongiorno, mondo.

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Prospettiva tipografica, Rozzano, AD MMXVII.

 

Un anno, un mese e 350 parole

Ogni tanto – ormai saranno diventati un paio di mesi, più o meno – mi trovo a pensarti, sai. A pensare le risate che ti faresti, se sapessi dove sono finita a lavorare (a proposito: almeno fino a fine febbraio, ho un lavoro!). A pensare agli sguardi divertiti che faresti, davanti a un buon rosso e ai nostri piedi al città, o solo un fiume che cambia colore – se solo sapessi quanto in questi ultimi mesi (anzi: in questo ultimo, mese) mi sono capitate molte delle cose che tu stesso mi raccontavi, e che io stentavo un po’ a credere. Sale e sistemi integrati AV, proiettori 4K, live entertainment e via dicendo. Sì, pure postproduzione. Vuoi ridere davvero? Ho fatto pure la cameraman. La giornalista di una rivista di settore specializzata, in inglese. In una riunione con i supermanager della superditta – divisione Europe. Ovviamente col sottofondo musicale degli sketch di Benny Hill. Aerei che si prendono per andare in posti che non si vedranno mai perché rinchiusi o in stand, o in albergo a lavorare. Ho persino dormito 3 ore e mezzo a notte per una settimana.

Ho conosciuto una persona, e me ne sono innamorata – tutti i sintomi sono lì sul tavolino, l’uno in fila all’altro. E’ arrivata all’improvviso, e mi è scoppiata dentro al cuore – come la canzone. E ora inizio a capire perché Lei – quella, lei – non riesce a passarti di testa. Perché certi incontri ti cambiano al vita, c’è poco da fare – è così. E così mi ritrovo a fare le peggio cose, di cui riesco ancora a vergognarmi. Dovresti vedermi; sono sicura che non ti fidi, se ti dico che riesco ancora a provare pudore.

Sto cercando di capirmi – come tutti, del resto. Sto cercando di fare meno male possibile alle persone a cui voglio bene – ed è difficile. So che se fossimo ancora quelli che una volta fummo, sapresti davvero aiutarmi. Basterebbe una bistecca o una tartare, fai tu.

Enniente. Mi sarebbe piaciuto dirtelo in un altro modo, ma mi devo arrangiare anche così.

Di questo passo, forse, ci incontreremo per caso in una strada in periferia, a Milano. Non so immaginare l’espressione che faremmo – per quel che posso, e che mi lascerai fare, non farò finta di non vederti.

Ciao caro. Continuo ad aspettarti, da qualche parte.

Corrispondenze

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Tesoro mio,

questo il numero fatto in corsa, nel delirio totale, con un articolo (anzi: ben due!) a mia firma. Tiè.

Mo’ ti inserisco nella lista degli iscritti alla newsletter – così ti rompi i coglioni pure tu.
Ti amo.
Vorrei vivere insieme a te.
Svegliarmi la mattina con la tua faccia davanti agli occhi – il che significa anche, tra le altre cose, che avremmo dormito, la notte. Farmi preparare la colazione con un the buonissimo che sai solo tu, rigorosamente comprato in Giappone.
Farmi accarezzare e darti un bacio, prima che tu esca per andare a lavoro.
Infilarmi i tuoi pantaloni, e fare la redattrice androgina – ma solo per finta. Con i tuoi pantaloni mi sembra di portarmi a giro il tuo pisello. Mi fanno uno strano effetto, devo ammetterlo.
Andrà tutto bene. Insieme a te, non ho paura di niente – nemmeno della morte.
Ti bacio
l.

Sono solo canzonette

Ché poi, a come si arriva a certi nomi di grandi artisti, a certe opere che ci toccano – fisicamente, con le mani, e poi con gli occhi, le orecchie, il cervello, i pori della pelle – quanto alla strada, dicevo, per cui ci si arriva in qualche modo, mi accorgo che per quello che mi riguarda, in genere, le vie sono infinite. Tortuose se non altro – e partono da un angolino del cervello, da una cartaccia trovata per terra, da un saluto non fatto, da un messaggio inatteso.

Quanto al tizio morto pochi giorni orsono, per dirne una – avevo iniziato ad ascoltarlo dopo che una mia amica mi aveva registrato un cd con la colonna sonora de “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” (che, tra l’altro, non ho ancora visto, ma il cui regista mi piace molto – ormai il cognome Anderson, che sia Wes o P. T., è una garanzia): ed eccolo là, Seu Jorge. Rimbalzo in angolo, David Bowie. BAM!

Questo per dire cosa?

Ma niente, che un po’ mi vergogno, e un po’ invece mi fa sorridere ‘sta cosa: ché la gente brava in qualche modo arriva. Arriva comunque, anche se non lo vogliamo. Figurarsi a volerlo.

Se vi va.

 

Nuntio vobis

DANTE-CARD-print

Biglietti aggratis andati a ruba.

Ma siccome che siamo tuttipiùbbuoni sotto Natale, ci stanno pure una terzina di vulgate – se volete:

  • RAI 5, 30 dicembre 2015,  h 21.15
  • RAI 5, 1 gennaio 2016, h 15.50
  • RAI 5, 2 gennaio 2016, h 7.25

Ah già: auguri.

 

Parole, pa-role paaaro-leee

Cara Mina,

ci avevi proprio ragione. Ciavévi.

 

 

(Se i cazzeggi fossero davvero cazzeggi, ci si riderebbe un po’ più su. Io, almeno – tu fai un po’ come vuoi, fai pure come ti torna meglio, se e come te la spieghi (se, te la spieghi, ma soprattutto se avrai mai voglia di spiegartela).

Sicuro che ci faccio un racconto, o una cosa migliore di quella che in realtà è – se, come mi dici, scrivo molto bene.

Sai, penso proprio che ci penserò su – quanto all’elaborazione, e quanto a chi, le mie parole, le considera un po’ di più che semplici esercizi di scrittura.

Sbaglio, forse? Dimmi. O dammi le tue parole, invece. Se le trovi, se vuoi trovarle.

p.s.: stava per partire Vaffanculo di Masini, ma in effetti: vuoi mettere la poesia? Ah, e l’ironia, giusto – sei tu l’intenditore)