Parole che non servono

Sì, lo ametto: a volte mi prende proprio l’idea di buttar giù qualcosa. Di scriverti di come sto – perché tanto, come stai tu, non so se me lo dirai mai. Qualche mese fa ancora ci pensavo, ora meno invece. Passano i mesi, e non so quanti te ne serviranno. Ma, come vedi, aspetto. A casa mia, qui, lo posso dire. Mi prendo un po’ di libertà.

A volte mi immagino come sarà quando ci rivedremo – ma non riesco a figurarmi che effetto mi farà. So che sarà difficile. E difficile sarà tenere a bada i miei risentimenti, e il senso di abbandono, e tutte le spiegazioni di questo mondo (perché ce ne sono sai, a vagonate – solo che non ho idea se vorrai davvero sentirle), e le pulci alle pulci delle pulci. Ma non ho paura di rimettere le virgole a posto, questa non l’ho avuta mai – facciamo i conti? Facciamo i conti. Anche con le cose belle, però. Quelle che ci siamo nascoste, quelle che nel frattempo saranno sicuramente successe – quelle, mi mancano più di ogni altra cosa: le cose belle che non ci siamo raccontati. Le cene che non abbiamo fatto.

Sarà possibile farti capire che mi manchi, senza punti di domanda, né perdoni da chiedere o attenzioni da recriminare? E sarà possibile farlo, senza che finalmente nessuna ombra ti si affacci sul viso? Sarà possibile perfino ridere – arriveremo a tanto?

Non lo so – e forse nemmeno ha importanza, adesso. Spero tu stia bene. Io me la cavo, grossomodo.

 

 

 

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